Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
Attraverso i 50 lemmi che compongono questo lessico si può passeggiare godendo di panorami vari e sorprendenti. Si possono schivare pozzanghere nella terra battuta o attraversare campi di cemento assolati, incontrare i protagonisti della storia del tennis mondiale seduti a bordo campo accanto a una folla di profeti, a Gesù di Nazaret e ai padri del deserto. Di certo si scorgerà su più di un sentiero Roger Federer, presenza costante che ricorda continuamente al lettore come sia inevitabile amare la bellezza. Oppure ci si può fermare, fare una sosta tra un lemma e l’altro, e scoprire quanto la voce del sapiente Qohelet sappia ancora arrivare al cuore di ognuno e trasformare delle semplici parole in un lessico famigliare. La Bibbia e il tennis in questo libro si parlano e ci parlano: dalla “a” di Altalena alla “z” di Zen si snoda un viaggio fra decine di match in cui la corrispondenza fra gioco e vita è troppo perfetta per non cogliervi la potenza dello Spirito.
La prima enciclica di Papa Leone XIV si muove dichiaratamente nel solco della Rerum novarum, firmata 135 anni fa daLeone XIII. Allora il documento pontificio affrontava le profonde trasformazioni economiche e del mondo del lavoro, definendo i tratti dell’impegno sociale del magistero della Chiesa all’alba del XX secolo. Oggi l’enciclica esce in un tempo in cui, di nuovo, l’umanità è chiamata ad affrontare gli sconvolgimenti introdotti dall’evoluzione della tecnica, che rimette in discussione ogni paradigma del sapere, trasforma i sistemi produttivi e riorienta quelli sociali. Nell’epoca della rivoluzione digitale impressa dall’intelligenza artificiale, il magistero pontificio mantiene al centro la persona umana ed esorta alla sua custodia, alla tutela dei suoi diritti e alla difesa della sua dignità.
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