La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l’ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena – Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto – che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
Durante l’eucaristia il popolo di Dio è invitato a proclamare il simbolo, a professare nel Credo la propria fede. Questo libro prende le mosse da un momento vissuto così di frequente, il più intimo nella vita dei credenti, per rispondere ad alcune domande: quando e in che modo la professione di fede si è innestata nella liturgia, e in particolare nella celebrazione eucaristica? È così da sempre? È così ovunque? Grazie a un’analisi rigorosa delle fonti (bibliche, patristiche e liturgiche) e dei testi teologici, Federico Badiali offre una ricostruzione accurata dei molteplici contesti in cui, nei secoli, il simbolo ha trovato la sua collocazione nelle varie tradizioni liturgiche ed entro i diversi contesti celebrativi: pagine che fanno luce sullo sviluppo storico e su aspetti inediti del legame profondo tra liturgia e teologia.
La prima enciclica di Papa Leone XIV si muove dichiaratamente nel solco della Rerum novarum, firmata 135 anni fa daLeone XIII. Allora il documento pontificio affrontava le profonde trasformazioni economiche e del mondo del lavoro, definendo i tratti dell’impegno sociale del magistero della Chiesa all’alba del XX secolo. Oggi l’enciclica esce in un tempo in cui, di nuovo, l’umanità è chiamata ad affrontare gli sconvolgimenti introdotti dall’evoluzione della tecnica, che rimette in discussione ogni paradigma del sapere, trasforma i sistemi produttivi e riorienta quelli sociali. Nell’epoca della rivoluzione digitale impressa dall’intelligenza artificiale, il magistero pontificio mantiene al centro la persona umana ed esorta alla sua custodia, alla tutela dei suoi diritti e alla difesa della sua dignità.
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