La Bibbia è anche un libro politico, invocato nel corso dei secoli per liberare o per opprimere, per legittimare la schiavitù o per abolirla, per accogliere o respingere. Rafael Aguirre, biblista di fama internazionale, si concentra su cinque scenari decisivi per studiare quale uso – o abuso – si è fatto dei testi biblici in tempi e luoghi di grandi cesure per il mondo moderno: gli Stati Uniti dai padri fondatori a Trump, lo stato di Israele e la guerra a Gaza, l’apartheid sudafricano, l’America Latina fra teologia della liberazione e teologia della prosperità, il Regno Unito da Margaret Thatcher alla parabola del buon samaritano, tanto cara al laburista Jeremy Corbyn. Un’indagine teologica lucida e attualissima sulla Bibbia come strumento politico, in costante equilibrio tra la verità della Parola e la tentazione del potere.
La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l’ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena – Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto – che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
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