La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l’ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena – Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto – che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
«Ciascuno cresce solo se sognato», scriveva Danilo Dolci. Eppure oggi in Italia a troppi bambini e bambine e a troppi adolescenti manca di essere sognati, e loro stessi sognano poco, sognano da soli, a volte non sognano più. La povertà educativa – la privazione della possibilità di apprendere, sperimentare, coltivare talenti e aspirazioni – è uno dei volti più duri della disuguaglianza, una minaccia concreta per la tenuta democratica del paese. Promosso da Caritas Italiana, questo volume riunisce voci autorevoli della ricerca, delle istituzioni e del terzo settore per definire, misurare e soprattutto provare a contrastare il fenomeno. Dai dati alle politiche, dalle esperienze dei territori alle storie di alleanze e riconciliazioni, emerge una convinzione: nessuno educa da solo. È la comunità educante – famiglie, scuole, parrocchie, quartieri – il terreno in cui il seme del cambiamento può germinare. Un libro per chi crede che restituire ai ragazzi e alle ragazze il diritto di sognare sia responsabilità di tutti e che ogni comunità possa farsi luogo di speranza.
Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
Iscriviti alla nostra newsletter per essere informato su novità e approfondimenti
© 2026