La Novena di Natale del 2026 di EDB si caratterizza per un messaggio forte e inedito che invita alla pace e alla convivenza. Nata a Gerusalemme, sotto i bombardamenti del conflitto in corso in Medioriente, è pensata per i fedeli che appartengono alla Chiesa di rito latino che usano l’ebraico come lingua pastorale e liturgica, una comunità parte integrante del Patriarcato Latino di Gerusalemme della chiesa con quello della sinagoga. Lo schema è quello classico della novena – Canto; Rito di accensione della luce; Lettura biblica; Riflessione personale; Intenzioni di preghiera; Orazione conclusiva; Canto – che lo rende adatto e utilizzabile per comunità parrocchiali, gruppi e per tutte le celebrazioni comunitarie.
«Il tempo è compiuto» (Mc 1,15): con queste parole, nel Vangelo di Marco che scandisce l’anno liturgico B, Gesù inaugura la sua predicazione. Non un tempo qualsiasi, ma l’ora matura, il momento favorevole che chiede di essere accolto e invita a mettersi in cammino. È attorno a questa promessa di pienezza che si susseguono le domeniche dei tempi forti e del tempo ordinario, le feste e le solennità, in sintonia con il ritmo delle stagioni e senza sottrarsi alle prove della storia. Le tracce che le teologhe e bibliste condividono in queste pagine aprono un dialogo capace di ascoltaree di restituire voce, di custodire le domande, di non trascurare la bellezza delle attese né il peso delle ferite e di vivere le gioie delle speranze. Perché il tempo si compia davvero: per il mondo e per la comunità ecclesiale, chiamata a renderlofecondo nel presente.
Fra gli anni Venti e Trenta del Novecento un laico scrive al suo parroco: lettere pungenti, ironiche e a tratti spietate in cui gli dice quello che ai suoi occhi proprio non va in parrocchia: troppo clericalismo, un Vangelo troppo recitato e poco vissuto, troppa indifferenza verso i poveri. L’epistolario sarebbe già sorprendente in sé per la lungimiranza profetica e il coraggio di parlare alla chiesa di quegli anni, ma diventa una testimonianza straordinaria perché quel finto laico è in realtà lo stesso don Primo Mazzolari.
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