La mattina del 19 marzo 1994 a Casal di Principe, mentre si preparava per celebrare messa nella sua chiesa, la parrocchia di San Nicola, don Giuseppe Diana fu barbaramente assassinato con quattro colpi di pistola. Aveva 35 anni.Dopo oltre trent’anni e un processo che da tempo ha scritto la verità giudiziaria sul caso, e mentre è stato annunciato l’avvio del cammino verso l’apertura dell’inchiesta diocesana per il riconoscimento del martirio del parroco casalese, Antonio Mattone è ripartito proprio da Casal di Principe con l’obiettivo di rispondere a una domanda: perché don Peppe Diana è stato ucciso? Nel difficile viaggio per arrivare a una risposta, Mattone ha incontrato decine di persone, quelle a cui don Peppe fu più intimamente caro e alcune di quelle che a vario titolo sono state coinvolte nel suo omicidio, è entrato con delicatezza nelle case, nelle chiese e nelle carceri e a tutti ha posto domande vecchie e nuove. Il risultato è un libro coraggioso e necessario, da cui emerge il ritratto finalmente a tutto tondo di una personalità complessa, spesso sopra le righe, per la quale l’etichetta di “prete anticamorra” si è da subito rivelata troppo piccola e sbiadita, sia per sostenere una verità ancora confusa sia, soprattutto, per mostrare quello che realmente è stato don Peppe Diana: un prete leale alla missione della chiesa e un uomo votato al bene della sua gente.
La fitta sequenza di giorni e mesi annotata da Sergej Bulgakov fa di questo libro un Diario. Ma il tempo è solo una cornice, il perimetro numerico di un arco breve – poco più di un anno, dal 21 marzo 1924 al 22 giugno 1925 – in cui ogni punto è orientato verso la seconda parola del sottotitolo, che richiama il titolo originale dell’opera: spirituale. Nel racconto di Bulgakov la sua vita così profondamente vissuta e il suo spirito inquieto sono offerti al lettore in un intreccio del tutto inedito. L’inseguirsi dei giorni o la geografia dei luoghi perdono l’oggettività del riferimento quotidiano perché ne impregnano la profondità: se c’è un tempo è quello dello spirito alla ricerca dell’amore; quando c’è un luogo è la terra da cui il prete russo è stato cacciato, ma se il tormento del distacco diviene libertà, allora anche la patria lontana è trasformata in un luogo dello spirito. Come orientarsi in questo dedalo di riflessioni? Ce lo suggerisce l’autore: come nella vita, calandosi nel presente, perché «già tutto è dato e bisogna solo trovarlo».
Cinque versioni dello stesso episodio, cinque testimoni che raccontano il gesto più sacro di Gesù durante l’ultima cena: spezzare il pane, versare il vino, offrirli ai discepoli. L’apostolo Paolo, Giovanni e i tre sinottici propongono descrizioni simili che però presentano numerose variabili intorno alle quali si sono concentrati decenni di studi e interpretazioni. Quale rapporto fra il gesto e le parole? Spezzare il pane e versare il vino sono due azioni con un unico fine o i due doni chiamano a una diversa comprensione dell’accoglierli? In un vero e proprio «dossier neotestamentario» Ermenegildo Manicardi ricostruisce la scena e ne offre la sua interpretazione con la pazienza del fine biblista e la profondità di sguardo del teologo.
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