Questo agile testo di Anselm Grün non è un inno alla vecchiaia ma un’ode alla gratitudine. È un invito a un cambio netto di prospettiva: si può abitare l’ultimo tratto della vita stando fermi su un argine che, giorno dopo giorno, il tempo corrode, oppure si può scegliere di tenere aperti la mente e il cuore e scoprire un terreno ancora fertile, su cui continuare a edificare il futuro. Così la vecchiaia può diventare uno spazio della speranza dove accogliere con riconoscenza e condividere con generosità, nella quiete della maturità, i frutti di una lunga esperienza. In queste pagine si trova anche una preziosa esortazione alla disciplina del tempo: saper organizzare le proprie giornate crea spazio per la curiosità e per le opportunità, perché di ogni esperienza vissuta, nel bene o nel male, nulla vada sprecato. Il messaggio che il monaco benedettino porta a tutti è forte e limpido: lasciate che la speranza scalzi la paura dell’età, perché quella «speranza poi non delude» (Rm 5,5).
Pastore, teologo, professore, marito, padre, nonno. Christiane Tietz non tralascia di ricostruire nessuno degli aspetti della vita di Karl Barth, e per la prima volta in questa suggestiva biografia personale e politica presenta le continue interazioni fra il pensiero del teologo e le profonde contraddizioni dell’uomo. Barth è un genio inquieto, in contrasto con la teologia dominante, con il nazionalsocialismo al potere e con un cristianesimo che lo vorrebbe marito fedele mentre per decenni convive nella stessa casa con la moglie e l’amante: «la soluzione meno imperfetta», la definirà nello sforzo di trovare ordine nel disordine. Nelle pagine di questo libro, anche grazie a un corredo di fotografie rare e intime, accanto a quello del teologo si delinea il profilo di un uomo finora poco noto che, non senza qualche sorpresa per il lettore, completa il ritratto del più importante teologo del Novecento.
Il fuoco della Croce non si spegne: arde nel cuore di chi osa credere. In queste pagine, l'autore ci conduce nel cuore vivo della spiritualità di san Paolo della Croce, non come memoria devota, ma come provocazione profetica. Attraverso una scrittura essenziale e vibrante, la Passione è restituita come forma di vita, come linguaggio dell’amore radicale, come chiamata alla testimonianza. Un testo breve, ma denso di visione: per chi cerca nella Croce non una fine, ma un principio; non un simbolo, ma una fiamma che brucia ancora.
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